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Proprietario56

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Inquilino / Conduttore
Salve a tutti!

Ho un appartamento regolarmente affittato a tre inquilini.

Uno di questi mi ha comunicato che ha tenuto sempre spento il riscaldamento nel termosifone della sua stanza e in quello del suo bagno, pertanto ritiene di non dover pagare (o cmq di pagare in misura minore) la quota di riscaldamento per la casa casa.

Ho verificato che in effetti i contabilizzatori della sua stanza+bagno hanno segnato un consumo quasi zero.

Posto che ritengo legittima questa richiesta, vorrei capire come calcolare una cifra.

Sono in grado di dividere i costi fissi (legati ai millesimi di proprietà dell'appartamento e quindi indipendenti dal consumo) da quelli dal consumo.

Ma poi...? Una suddivisione che consideri unicamente il consumo rilevato dai contabilizzatori non appare correttissimo:
  • l'inquilino che spegne il proprio termosifone vive comunque una casa "mediamente calda" per la dispersione del calore che arriva dalle altre stanze/bagni che hanno avuto i termosifoni regolarmente accesi.
  • inoltre per la stanza accanto alla sua, risulta un consumo elevatissimo. E' possibile che quindi l'inquilino che spenga il proprio termosifone causi un costo più alto per gli altri che li lasciano accesi?

Voi che esperienze avete avuto? Come vi regolereste?

Grazie per le vostre opinioni!
 

Dimaraz

Moderatore
Membro dello Staff
Altro Professionista
Il tuo "aspirante portoghese" si rassegni...e se pensa di poter stare al caldo senza pagare pegno che si trasferisca ai Tropici.

Se una ripartizione determinata sul calcolo dei "contabilizzatori" non è mai ammessa nei condòmini (vi è comunque un almeno un 30% addebitato come "consumo involontario") figurarsi in una abitazione dove in 3 utilizzano stanze diverse.
Come hai rilevato quello che lui non ha utilizzato è stato compensato dal maggior consumo altrui.
È impensabile che le stanze siano isolate verso l'interno al pari dell'esterno.
 
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Proprietario56

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Inquilino / Conduttore
Il tuo "aspirante portoghese" si rassegni...e se pensa di poter stare al caldo senza pagare pegno che si trasferisca ai Tropici.

Se una ripartizione determinata sul calcolo dei "contabilizzatori" non è mai ammessa nei condòmini (vi è comunque un almeno un 30% addebitato come "consumo involontario") figurarsi in una abitazione dove in 3 utilizzano stanze diverse.
Come hai rilevato quello che lui non ha utilizzato è stato compensato dal maggior consumo altrui.
È impensabile che le stanze siano isolate verso l'interno al pari dell'esterno.
Credo di essermi spiegato male :).

La sua richiesta in effetti non era quella di non pagare niente ma di pagare meno degli altri, considerando quindi anche (e non solo) i consumi dei "suoi" contabilizzatori.

Scomodare un professionista per un calcolo preciso mi sembra esagerato. C'è qualche criterio che potrei usare? O mi sto facendo del male da solo :)))?
 

Studio Verlicchi

Membro Ordinario
Amministratore di Condominio
Buongiorno.
Già la ripartizione non è semplice fra appartamenti, se poi ci spingiamo a stanza per stanza, si complica ancora di più.
In qualsiasi unità immobiliare vi sono dispersioni verso l'esterno che variano a seconda della classe energetica dell'edificio, ma in questo caso occorrerà considerare, addirittura, le dispersioni da stanza a stanza. Inoltre questa abitazione affittata a tre persone diverse, avrà, immagino, un sala comune ai tre conduttori (camera da pranzo, cucina....). Inoltre l'impianto di riscaldamento è autonomo del singolo appartamento o è centralizzato?
A mio parere questi elementi, possono condizionare l'adozione di una empirica metodologia di determinazione della ripartizione.
 

Dimaraz

Moderatore
Membro dello Staff
Altro Professionista
Credo di essermi spiegato male :).
Ti eri spiegato in modo comprensibile (quello che non ho capito è il "difetto" del software di editing)...ma rimane il fatto che:

1) -le varie stanze di un appartamento solitamente non sono "isolate termicamente" fra di loro allo stesso modo che lo sono verso l'esterno... di conseguenza chi tiene il riscaldamento spento o molto basso in realtà sfrutta il calore degli altri in misura molto maggiore di quanto accade nei condòmini. Con un calcolo molto "spartano" se in questi ultimi si considera almeno un 30% quale consumo "involontario", e quindi addebitato in modo proporzionale ai "millesimi/teste" anche se i contabilizzatori segnano 0 (zero), nella tua situazione dovresti addebitare almeno il 70-80% in quota fissa.

2)- un qualsiasi diverso criterio di addebito dovrebbe essere accettato/contrattualizzato anche dagli altri inquilini ...che si guarderanno bene dall'accettare.
 

Proprietario56

Nuovo Iscritto
Inquilino / Conduttore
Buongiorno.
Già la ripartizione non è semplice fra appartamenti, se poi ci spingiamo a stanza per stanza, si complica ancora di più.
In qualsiasi unità immobiliare vi sono dispersioni verso l'esterno che variano a seconda della classe energetica dell'edificio, ma in questo caso occorrerà considerare, addirittura, le dispersioni da stanza a stanza. Inoltre questa abitazione affittata a tre persone diverse, avrà, immagino, un sala comune ai tre conduttori (camera da pranzo, cucina....). Inoltre l'impianto di riscaldamento è autonomo del singolo appartamento o è centralizzato?
A mio parere questi elementi, possono condizionare l'adozione di una empirica metodologia di determinazione della ripartizione.
Buongiorno, intanto grazie per la risposta.

Sì, la casa ha delle parti comuni: cucina, ingresso, corridoio, sgabuzzino. Un bagno è condiviso tra due inquilini; l'altro bagno è dell'inquilino che chiede una riduzione delle spese di riscaldamento a suo carico.

L'impianto di riscaldamento è centralizzato e ci sono i contabilizzatori.

Nella scelta degli inquilini ho sempre preferito persone "simili" (lavoratori fuori sede), in modo che da aspettarmi un consumo equilibrato della casa: infatti sono fuori durante il giorno per lavoro e rientrano dalle rispettive famiglie nelle festività. Questo proprio per evitare che ci fossero troppe differenze e che quindi qualcuno "giustamente" chiedesse una diversa ripartizione delle spese.

Anche per questo motivo non mi aspettavo questa sorpresa dell'inquilino che ha tenuto sempre spenti i propri termosifoni e che quindi ora mi chiede una diversa ripartizione delle spese.
 

Proprietario56

Nuovo Iscritto
Inquilino / Conduttore
Ti eri spiegato in modo comprensibile (quello che non ho capito è il "difetto" del software di editing)...ma rimane il fatto che:

1) -le varie stanze di un appartamento solitamente non sono "isolate termicamente" fra di loro allo stesso modo che lo sono verso l'esterno... di conseguenza chi tiene il riscaldamento spento o molto basso in realtà sfrutta il calore degli altri in misura molto maggiore di quanto accade nei condòmini. Con un calcolo molto "spartano" se in questi ultimi si considera almeno un 30% quale consumo "involontario", e quindi addebitato in modo proporzionale ai "millesimi/teste" anche se i contabilizzatori segnano 0 (zero), nella tua situazione dovresti addebitare almeno il 70-80% in quota fissa.
Se dovessi giustificare in qualche modo questo 70-80% di quota fissa, come potrei fare? E' una % di uso comune? Deriva da qualche fonte giuridica (una sentenza civile)?

2)- un qualsiasi diverso criterio di addebito dovrebbe essere accettato/contrattualizzato anche dagli altri inquilini ...che si guarderanno bene dall'accettare.
Infatti :)!
 

Studio Verlicchi

Membro Ordinario
Amministratore di Condominio
Buongiorno, intanto grazie per la risposta.

Sì, la casa ha delle parti comuni: cucina, ingresso, corridoio, sgabuzzino. Un bagno è condiviso tra due inquilini; l'altro bagno è dell'inquilino che chiede una riduzione delle spese di riscaldamento a suo carico.

L'impianto di riscaldamento è centralizzato e ci sono i contabilizzatori.

Nella scelta degli inquilini ho sempre preferito persone "simili" (lavoratori fuori sede), in modo che da aspettarmi un consumo equilibrato della casa: infatti sono fuori durante il giorno per lavoro e rientrano dalle rispettive famiglie nelle festività. Questo proprio per evitare che ci fossero troppe differenze e che quindi qualcuno "giustamente" chiedesse una diversa ripartizione delle spese.

Anche per questo motivo non mi aspettavo questa sorpresa dell'inquilino che ha tenuto sempre spenti i propri termosifoni e che quindi ora mi chiede una diversa ripartizione delle spese.
Mi permetta di dire che lei si è messo in un bel ginepraio!
Personalmente ignorerei le letture attuali dei contacalorie e dividerei il consumo volontario dell'intero appartamento in base ai volumi degli spazi singolarmente locati. Questo perchè, come già detto anche da Dimaraz, questa persona, di fatto, si è riscaldato utilizzando il calore delle altre stanze. Ritengo che una suddivisione di spese di questo tipo, non debba fare riferimento ad alcuna normativa, ma a regole fissate in sede contrattuale e, se assenti, in base al buon senso.
Non si può parlare neppure di dispersioni poichè queste non sarebbero tali, ma piuttosto, cessioni di calore da una stanza all'altra, mentre le dispersioni sono quelle verso l'esterno; cioè calore che si perde proprio nel nulla, ma in questo caso, non si perde nel nulla, ma va a riscaldare un altro ambiente attiguo a temperatura più bassa.
In alternativa, per quella stanza, potrebbe applicare i consumi registrati dall'ultimo inquilino che ne faceva un uso normale e agli altri la differenza suddivisa per i valori registrati dei loro contacalorie.
 

Dimaraz

Moderatore
Membro dello Staff
Altro Professionista
Se dovessi giustificare in qualche modo questo 70-80% di quota fissa, come potrei fare? E' una % di uso comune? Deriva da qualche fonte giuridica (una sentenza civile
Non deriva da norme o sentenze (che non mi risulta esistano per simile caso) ...ma da ragionamento "spiccio" su quanto avviene in ambito Condominiale.

Per inciso io nemmeno mi porrei il problema: l'inquilino ha accettato il criterio esistente nel momento in cui ha firmato...che ci provi lui a convincere gli altri.
 

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